La Balbuzie
Negli anni la balbuzie è stata definite in molti modi: come l’errore (o il guasto) dei meccanismi chiamati a far pronunciare le parole oppure come un disturbo psicologico.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S) la classifica come disturbo specifico dello sviluppo, "un disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione quello che vorrebbe dire, ma nello steso tempo non è in grado di dirlo" (1977).
La definizione che condividiamo ritenendola la più esaustiva è quella del Prof. Vincenzo Mastrangeli, in “La balbuzie e le terapia psicofonica” (Omega editore Torino):
“un disturbo oltre che del linguaggio, della personalità, di origine prevalentemente psicogena e traumatica che, alterando l’equilibrio emotivo del soggetto, ne deforma la normale fluenza verbale.”
I balbuzienti, pur potendo parlare come tutti perchè non hanno alcuna deficienza fisiologica, temono, dubitano di esserne capaci.
Si manifesta con blocchi, interruzioni, ripetizioni della stessa sillaba, pause innaturali, sostituzioni di una parola con un'altra, accompagnate da una forte componente ansiosa che limita l'autonomia delle persone, né condiziona pesantemente la vita di relazione e l'espressione delle reali potenzialità.
Per il Prof. Mastrangeli la balbuzie non ha mai ereditaria fisiologicamente, perchè dipende dai traumi infantili non superati.
Quando si osservano diversi casi di balbuzie nello stesso nucleo familiare, si parla di una predisposizione ereditaria o di una ereditarietà ambientale, causata dall’ansia e dalla preoccupazione parentale, materna soprattutto.
Le prime esitazioni ed incertezze fonetiche, che tutti i bambini accusano, ritenute erroneamente balbuzie, le possiamo definire transitorie, fisiologiche destinate a scomparire spontaneamente sui 5 o 6 anni nella piena acquisizione del linguaggio, in alcuni si fissano in balbuzie, determinando disturbi e conflitti nello sviluppo della personalità, perchè la famiglia, preoccupandosi eccessivamente con una accanita correzione, creano involontariamente nel bambino un senso di sfiducia nelle sue capacità.
La balbuzie si manifesta sia con difficolatà di iniziare (tonica), sia con la ripetizione della prima sillaba (clonica) e con ripetute interruzioni nel ritmo della frase; la più complessa è la balbuzie mista-disartrica (tonica + clonica) se si aggiungono in forma spasmodica le sincresie con contrazioni facciali.
Caratteristica di questo disturbo è l’andamento periodico, il presentarsi in circostanze particolari e ben precise, nelle quali il soggetto non riesce a controllare l’ansia scatenata da persone o situazioni che gli incutono soggezione o timore ( presentazioni, colloqui, interrogazioni).
La balbuzie viene vissuta dalla maggior parte come un tabù, una “vergogna” da nascondere e mascherare il più possibile agli altri, condizionando fortemente la sua autonomia e vita di relazione.
Reazioni comuni del disturbo sono chiusura, rabbia senso di impotenza, sfiducia, vergogna, imbarazzo, delusione e senso di colpa.
La balbuzie si può risolvere con l’aiuto di specialisti, ma è indispensabile la volontà di affrontare il problema perchè sempre secondo il Prof. Mastrangeli il balbuziente è il primo e solo medico di se stesso; costanza e determinazione sono poi necessarie per mantenere la fluidità recupera.
Si ringrazia per la gentile collaborazione il Prof. Mastrangeli e l’equipe terapeutica Villa Benia.




